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Apr 19

Residenza Permanente

IMG_0325Oggi ho ritirato il mio visto, il terzo consecutivo di lungo soggiorno. Ancora con questo visto? Sì, perché dopo il matrimonio e il suo riconoscimento in Italia, è il secondo argomento capace di mandare in tilt il mio sistema nervoso, il sistema simpatico per l’esattezza, protagonista indiscusso nelle situazioni di fuga e di combattimento. In altre parole, prende parte alla risposta somatica in condizioni di stress, e senza fare sconti. In occasione del rinnovo del visto, il mio sistema simpatico risponde all’interrogativo mangia fegato “e se ti rifiutano la richiesta, che fai?” con evacuazioni intestinali di cui non posso parlare oltre, non se ho reso. Anche quest’anno è andata, ora se ne riparla ad Aprile 2017. Sono contenta. Sì. Però. Questo visto mi sta stretto. Io non sopporto di dover richiedere un permesso per vivere con mio marito e mia figlia che sono thailandesi. Inoltre, notificare la mia presenza in Thai all’immigrazione ogni novanta giorni mi sembra follia: e dove dovrei vivere se non con la mia famiglia? Tornare in Italia non è tra i miei piani, io voglio vivere in Thailandia perché è il posto che ho scelto e il “permesso”, io, non lo chiedo a nessuno.

La settimana scorsa, leggiucchiavo qua e là – ambasciata e ufficio immigrazione – poiché i miei lettori, quelli che sognano una vita ai tropici, mi chiedono anche informazioni sul visto in Thai. Due parole attirano la mia attenzione, “permanent residence”, che tradotte dicono davvero poco. Che cosa significa “residenza permanente”? Clicco per approfondire, copio e incollo su google traslate interi paragrafi per orientarmi. Si tratta di un documento che possono richiedere gli stranieri, i “farang”, che vivono in Thai. Permette di stare in Thailandia senza visto e senza effettuare la notifica dei 90 giorni. La richiesta si effettua a novembre, il sito parla di una pratica lunga dove si prevedono alcuni colloqui. Sarà come il film “Green card”, penso. Vorranno sapere se il mio è un matrimonio di convenienza e se Lanna è figlia dei vicini. Ho immaginato che venissero a casa mia a contare gli spazzolini da denti e a chiedere ad Alee dove tengo la biancheria – questo sarebbe un problema, non lo nego! Continuo a leggere e le condizioni per la richiesta sembrano accettabili. Mi stupisco nel constatare che ho tutte le carte in regola: tre visti consecutivi NON IMMIGRANT VISA e coniuge Thai, col quale ho una figlia. Unica seccatura è il rinnovo annuale, che può essere fatto al distretto di polizia vicino a casa. Chiederò informazioni di persona.

FullSizeRender (1)Dopo aver ritirato il mio visto, scendo al piano di sotto per la richiesta del re-entry visa – se voglio tornare in Italia in vacanza, devo comunicarlo alle autorità, pena l’estinzione del visto. No comment. Mentre aspetto il mio turno, mi avvicino all’ufficiale che controlla la documentazione prima di accedere agli sportelli, dicendogli che ho le carte in regola per la permanent residence. Controlla il mio passaporto e mi chiede da quanti anni sono sposata. Tre anni. L’ufficiale mi spiega che: “posso richiedere la permanent residence dopo sei anni di matrimonio. In quell’occasione dovrò dimostrare di leggere e parlare Thai in modo fluente”. Quindi non vi interessa sapere quanti spazzolini da denti ci sono nel bicchiere in bagno e se mio marito sa dove tengo la biancheria? Sul mio viso deve aver letto “ma come stracazzo faccio a imparare sta lingua assurda” poiché in tono paterno mi rassicura: “non si preoccupi, ha ancora tempo”.

Sinceramente, non lo so. Non so ancora se mi rimetterò sui quaderni a scrivere file di lettere come in prima elementare, a imparare la corrispondenza tra segno e suono – ci sono più di cento lettere nell’alfabeto Thailandese – e a mettere insieme sillabe, parole, frasi. Quello che so è che dentro schemi e regole mi manca l’aria. Quello che so è che forse questa può essere l’unica motivazione per imparare il cirillico, parola utilizzata anche per dire “non si capisce un cazzo”.

Mi scuso per il linguaggio brutale.

To be continued…

2 comments

  1. Marco Pagani

    Per il “permanent residence”, la conoscenza della lingua deve essere ottima, e bisogna pure cantare l’inno 🙂 Non è facile da ottenere, anche perché a seconda della nazionalità, ne concedono pochi ogni anno. E’ anche costoso. E la cosa che mi ha fatto desistere, è che può venir revocato in ogni momento… Buona giornata, Marco

  2. Debora Previti

    Ciao Marco. Ho chiesto informazioni alla mia commercialista che è anche avvocato: di tutte le richieste di permanent residence fatte non ne è mai stata accettata nessuna. Dice che potrei avere qualche possibilità in più poiché sono una donna e ho sposato un cittadino thai. Se ne parlerà comunque tra qualche anno. Fosse solo l’inno da imparare…
    Un caro saluto, Debora

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